Ecco i nuovi acquisti neroazzurri
Presentati all’Arena gli ultimi colpi di mercato.
Nella sala stampa dell’Arena Garibaldi il primo a prendere la parola è il presidente neroazzurro Luca Pomponi:
«Oggi è una giornata importantissima per il Pisa Calcio perché abbiamo chiuso il mercato facendo in questo mese e mezzo delle scelte importanti. A detta di tutti gli addetti ai lavori presenti ieri a Milano, il Pisa ha chiuso il mercato con il botto; sono tutti e tre dei giocatori che ho cercato con insistenza e facendo pressione su Greco ogni giorno nel caso specifico di Gasparetto. Le trattative per portarli a Pisa sono state lunghe e difficili: per Gasparetto che puntava alla A, per Job che rientrava nello scambio con Luisi ma che volevamo anche in caso contrario, e per il nazionale honduregno Alvarez, che abbiamo strappato dai venti che Spalletti avrebbe portato in Champions League; anzi, voglio ringraziare pubblicamente la A.S. Roma che ha dato ampia possibilità a questo prestito gratuito». 
Presidente la sentiamo emozionato? «Si, sono molto emozionato perché abbiamo fatto un mercato importante in entrata riuscendo a sistemare Colombo a Bari e Luisi ad Ascoli. Personalmente, ho anche rifiutato 1 milione e 500.000 mila euro contanti dalla Reggina Calcio per Genevier. Insomma, credo che questo sia un segnale importante per tutta la piazza perché a questo punto “si deve fare bene” e non “si può fare bene”. Ad oggi il Pisa è una squadra di prima fascia».
Quindi l’obiettivo è la zona play-off? «Sicuramente si. Bisogna fare le cose passo dopo passo, però con una squadra così diventa difficile non provarci; poi ci vuole fortuna ed io chiedo la salvezza, ma rimane una mia battuta. Gli acquisti fatti e Genevier non venduto credo che siano una garanzia, e se ieri avessi voluto fare cassa avrei ceduto il francese ad un milione e mezzo guadagnando più che con la cessione di Castillo. E dirò di più: già da oggi Cinquini sta parlando con il procuratore di Genevier per prolungare il contratto per altri tre anni».
Ha parlato con Ventura? «Ieri ho avuto un colloquio con il mister ed era contentissimo per l’aspetto tecnico. Ci vorrà del tempo per conoscere i ragazzi, ma è il suo lavoro ed ha la piena fiducia della società. Voleva tre giocatori e li ha avuti; Genevier, Trevisan e Raimondi (richiesto dal Cesena per 500 mila euro) erano incedibili e sono rimasti. Avevo detto che avrei mandato Castillo in A per farsi la sua esperienza, mentre per gli altri ho rifiutato tutte le proposte».
Avete rispettato i parametri di budget che vi eravate imposti? «No di certo (ride), il budget non è stato rispettato. Va bene così, cerchiamo di mantenere la categoria e se son rose fioriranno».
Dopo il presidente è la volta di Mirco Gasparetto, attaccante classe 1980. «Sono felicissimo di avere questa importante occasione, di esser qua a Pisa in una piazza importante e con un grande entusiasmo. Le base per fare bene ci sono tutte. Sarei voluto rimanere in A perché nelle ultime stagioni ho avuto la fortuna di vincere dei campionati di arrivare nella massima serie e rimanerci poco, quindi dopo averla conquistata avrei voluto dare il mio contributo. Non avendo questa possibilità al Chievo, tra le opzioni che mi sono state presentate o scelto senza dubbi il Pisa. Ho parlato con D’Anna che mi raccontato della sua annata favolosa qua, credo che quest’anno il Pisa potrà fare bene anche se dovrà mettersi a confronto con quello dello scorso campionato»
Non hai mai segnato tantissimi gol? «La carta canta e solamente a spazzi nella mia carriera sono riuscito a segnare con continuità. Probabilmente grazie all’ambiente ed alla società in cui giocavo; credo che Pisa potrà essere il posto giusto in cui far bene».
Come ti trovi con Greco? «Non abbiamo quasi mai avuto la possibilità di giocare insieme, perché i moduli che interpretavamo prevedevano sempre una sola punta. Però ci siamo allenati e preparati insieme per molto tempo, e ci siamo sempre trovati bene sia in campo che fuori. Il mio obiettivo è quello di dare il massimo per la causa neroazzurra, sperando di poter segnare il più possibile».
Come è andato il primo incontro con Ventura? «Benissimo, mi ero sentito col mister per telefono e già era riuscito a trasmettermi grandi cose. Oggi ho fatto il mio primo allenamento provando i movimenti, proverò a seguire le orme dell’attacco dello scorso anno».

Ed ecco Thomas Job, centrocampista camerunense classe 1984.
Smetterai di fare gol al Pisa? «Spero di segnare per il Pisa e quando farò gol correrò verso la Curva Nord. Fino alla primavera ho sempre giocato come seconda punta, poi da professionista ho sempre giocato esterno di centrocampo; nelle ultime stagioni sono passato dalla fascia destra alla sinistra fino a scendere in basso per giocare come terzino. Sono molto contento di essere arrivato a Pisa perché dopo i contatti di inizio mercato non era successo niente, tanto da credere che l’affare fosse sfumato. Pisa è una piazza importante e quando il procuratore mi ha detto che sarei arrivato mi sono emozionato».

Le ultime battute sono per l’artefice del mercato, il ds neroazzurro Oreste Cinquini.
È soddisfatto di questa campagna acquisti? «È importante aver raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissi. Al termine del mercato l’ottimo non si raggiunge mai, partendo in ritardo le difficoltà non sono state poche. Voglio ringraziare tutti i ragazzi che hanno lasciato il Pisa e che nel corso delle stagioni hanno contribuito sia alla promozione che alla cavalcata dello scorso anno. Il mercato è stato difficile perché non avevamo un piano ben preciso da seguire, mancava l’organizzazione a monte; abbiamo cercato di seguire le volontà del mister dovendo anche cedere i giocatori in eccesso. Insomma, dovevamo far coincidere le ragioni tecniche e quelle di bilancio».
È riuscito a farli coincidere? «Fino ad un’ora dal termine del mercato si (nella sala partono le risate), poi ho dovuto impersonare “il presidente” perché c’è stata un’operazione (quella di Genevier) che forse con il cervello avremmo dovuto fare, e che in questo caso (forse sbagliando sottolinea) invece non abbiamo portato a termine per non mettere a repentaglio tutto quel che di buono era successo fin li».
Ci può parlare di Alvarez (centrocampista honduregno classe 1980)? «Ho incontrato Alvarez per la prima volta cinque anni fa quando ancora ero a Parma e lui giocava nel Cagliari. Ero riuscito a fine stagione a trovare un accordo con il suo procuratore poiché non era stato riscattato; ma s’intromise la Roma e lui giustamente scelse quella via. Quindi arriva da me con cinque anni di ritardo. È un esterno di fascia velocissimo che negli ultimi anni ha affinato la sua tecnica e che, purtroppo (o per fortuna dice), gravita nel giro della sua nazionale; non è qua con noi perché il 6 giocherà in Canada-Honduras ed il 10 contro la Jamaica per le qualificazioni mondiali. L’11 mattina partirà per essere qua a disposizione il 12 e non so in che condizioni arriverà; comunque la partita con il Sassuolo quasi certamente verrà spostata (loro ne hanno 4 di nazionali), ed il recupero è previsto per il 16, quindi ci apprestiamo a vivere in 14 giorni (dal 13 al 27 settembre) un vero proprio tour de force che prevede ben 5 gare».
«Credo che gli ultimi tre giocatori arrivati a Pisa siano molto importanti per la società, e che la generosità del presidente pagherà. Adesso il Pisa potrà giocarsela con tutti».
Le ha detto “bravo” il mister? «Per sentir dire a Ventura “bravo” servono le pinze, però credo che siano state fatte grandi cose e che gli arrivi compensino le partenze».
Carlo Palotti







